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Normativa sui buoni pasto: regole, limiti e novità da conoscere

convenzioni aziendali per dipendenti

La normativa sui buoni pasto può sembrare complessa, ma conoscere regole, limiti fiscali e modalità di utilizzo è fondamentale per aiutare aziende e dipendenti a sfruttarne tutti i vantaggi. Continua a leggere l’articolo per scoprire di più.

I buoni pasto rappresentano oggi uno dei benefit aziendali più diffusi nel panorama delle imprese italiane, apprezzati tanto dai datori di lavoro quanto dai lavoratori per la loro semplicità d’uso e per i concreti vantaggi fiscali che offrono a entrambe le parti.  

Eppure, nonostante la loro diffusione capillare, la normativa sui buoni pasto continua a generare dubbi applicativi che, se trascurati, possono tradursi in errori di gestione, contestazioni fiscali o inefficienze nel piano di welfare aziendale. 

 

Normativa buoni pasto: cosa dice la legge?

La disciplina dei buoni pasto in Italia si fonda su una stratificazione normativa che è importante conoscere nella sua interezza. Il riferimento principale è il D.Lgs. n. 314/1997, che stabilisce le condizioni alle quali i benefit erogati dal datore di lavoro non concorrono alla formazione del reddito imponibile. Il quadro si completa con il TUIR (D.P.R. n. 917/1986), che all’art. 51, comma 2, lettera c), fissa la non concorrenza al reddito dei buoni pasto entro determinati limiti giornalieri, e con le circolari dell’Agenzia delle Entrate che ne hanno chiarito i profili applicativi più controversi. 

Dal punto di vista giuridico, quindi, il buono pasto è un documento di legittimazione, nominativo e non cedibile, che attribuisce al titolare il diritto a ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande o prodotti di gastronomia pronti per il consumo. Una distinzione cruciale: il buono pasto non è equiparabile a un compenso in denaro né a un rimborso spese, ma costituisce un benefit in natura con funzione sostitutiva del servizio mensa aziendale.

 

Buoni pasto e normativa fiscale 2026 

Il 2026 ha portato con sé la novità più rilevante degli ultimi anni in materia di buoni pasto.  Con la Legge di Bilancio 2026 (n. 199 del 30 dicembre 2025), infatti, la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici è salita da 8 a 10 euro al giorno, mentre per i buoni cartacei resta ferma a 4 euro. La parte eccedente tali soglie concorre al reddito imponibile del lavoratore ed è soggetta a tassazione ordinaria e contribuzione previdenziale per entrambe le parti. 

La scelta del legislatore non è casuale: si punta con decisione alla digitalizzazione, premiando la tracciabilità e la sicurezza del formato elettronico. Per le aziende il messaggio è chiaro — optare per buoni elettronici al valore massimo esente significa trasferire fino a 10 euro netti al giorno per lavoratore, senza oneri fiscali né contributivi. Per un dipendente full time, il plafond annuo esente supera i 2.200 euro completamente esenti da IRPEF e contributi. 

Vale la pena ricordare che l’innalzamento della soglia non comporta automaticamente un aumento del valore dei buoni già in circolazione: è una facoltà del datore di lavoro, non un obbligo. I costi sostenuti per l’acquisto rimangono integralmente deducibili dal reddito d’impresa ai sensi dell’art. 95 del TUIR, e le commissioni applicabili agli esercenti sono soggette a un tetto massimo del 5%.

 

Normativa buoni pasto per dipendenti: a chi spettano e come funzionano

Uno degli aspetti che genera più dubbi della normativa sui buoni pasto per dipendenti riguarda le categorie aventi diritto. In via generale, i buoni pasto possono essere erogati a tutti i lavoratori subordinati, indipendentemente da qualifica e settore contrattuale, sia nel pubblico sia nel privato. L’erogazione può avvenire per contratto collettivo, accordo aziendale o scelta unilaterale del datore, purché non discriminatoria tra categorie omogenee. 

Per i lavoratori part-time non esistono automatismi: il diritto dipende dal contratto applicato o dall’accordo individuale. L’orientamento prevalente della giurisprudenza riconosce il benefit nelle giornate di effettiva prestazione lavorativa, indipendentemente dall’orario, salvo diversa previsione contrattuale. 

Sul fronte smart working, la normativa è netta: i buoni pasto spettano ai lavoratori in modalità agile solo se espressamente previsto dal contratto collettivo o dall’accordo individuale. In assenza di questa clausola, non vi è diritto automatico. Le aziende che adottano modelli ibridi devono quindi regolare questo aspetto con precisione negli accordi di lavoro agile. 

Infine, i collaboratori co.co.co. o in partita IVA possono ricevere buoni pasto, ma con un regime fiscale differente: il valore concorre parzialmente al reddito imponibile, rendendo lo strumento meno conveniente rispetto al rapporto subordinato.

 

Normativa sui buoni pasto: ti aiuta PartnerScout

Applicare correttamente la normativa buoni pasto aziendali — tra soglie aggiornate, categorie di beneficiari e obblighi documentali — richiede competenze specialistiche e partner affidabili. PartnerScout affianca le imprese in ogni fase: dalla consulenza iniziale alla scelta del provider, fino al monitoraggio continuo della conformità normativa. 

Grazie a una rete di emittenti qualificati, PartnerScout permette di confrontare e selezionare la soluzione più adatta al proprio contesto aziendale. Tra i partner disponibili: 

  • Edenred — Ticket Restaurant, tra i buoni pasto più diffusi in Italia, accettati in oltre 300.000 esercizi convenzionati tra bar, ristoranti, supermercati e food delivery. 
  • Satispay — soluzione 100% digitale e dematerializzata, utilizzabile in oltre 400.000 punti vendita fisici e online, ideale per un approccio moderno ed ecosostenibile. 
  • Pellegrini — l’unico fornitore che consente l’utilizzo tramite POS bancario, unendo praticità e una rete consolidata di esercizi convenzionati. 
  • Day — buoni fruibili via card e app in oltre 150.000 esercizi, con un modello che integra obiettivi sociali e ambientali per un welfare orientato alle persone e alla sostenibilità. 

I buoni pasto, se gestiti con la giusta strategia, non sono solo un benefit: sono uno strumento di ottimizzazione del costo del lavoro e di valorizzazione delle persone. PartnerScout aiuta le aziende a sfruttarne appieno il potenziale — oggi, con le regole del 2026, e domani, con qualsiasi novità normativa che verrà.